Borderline

L’unica cosa che voglio al lavoro e’ che mi lascino la mia musica e il mio iPod nelle orecchie. E’ l’unica cosa che mi salva. Nell’hotel dove sto lavorando ora, un quasi cinque stelle (boh..segnano quattro e mezzo, ho visto ora su internet), non me lo volevano permettere. "Per la tua security" mi hanno detto. "Se qualcuno ti arriva alle spalle mentre pulisci, non lo senti e non ti puoi difendere". Ma per favore, che cazzo di security, siate onesti, io credo sia una questione di immagine. Siamo tutti cosi perfetti, noi housekeepers, siamo macchinette in divisa che dicono good morning e sorridono a tutti, che danno retta al cliente viziato che rompe le palle a te per una qualsiasi cazzata, invece di chiamare la reception. Siamo macchinette che rassettano la stanza anche quando il tipo e’ dentro e ti dice si..puoi pulire anche se io sto qui, thank you. Niente di piu’ imbarazzante, e a volte, si, anche umiliante..tu pulisci e lui ti osserva. Bruttissimo. 

Io mi spacco il culo tutto il giorno. Lasciatemi almeno la mia musica. "No, non puoi". mi dice il manager. Ma io senza la mia musica piuttosto lascio il posto, o cosi o pomi, me ne fotto. L’altro giorno, dopo la sentenza di divieto, appena in ascensore (dove tra le altre cose, riesco anche a farmi la pulizia del viso allo specchio) mi rimetto le cuffiette e torno nella mia stanza a pulire. Impegnata a lavare il water ascoltando "Baker Street", una vecchia canzone che ho adorato da ragazzina, e che ho downloadato per puro caso, perche’ chi se la ricordava piu’, e i ricordi sono ricordi, e i ricordi che ti da la musica non te li da nient’altro, mi bussano sulle spalle. E’ il supervisore. "Again"? e mi guarda le cuffiette. "Ti stavo parlando e osservando da cinque minuti almeno, e non sentivi". No che non sentivo, la musica era a volume massimo, ci pulisco meglio il water. Fermissima ci dico che senza la musica non e’ storia per me e che in tutti gli hotels in cui ho lavorato nessuno mi ha mai rotto le palle. Difendo qualcosa di indispensabile per me..e credo che lei colga. Sorride e mi dice "ok, facciamo che io non ti ho vista". Vittoria. 

Stanze, stanze, stanze. Tutte uguali, divergono solo per il livello di fatica, dipende da quanti letti e quanto zozzume ci sta dentro. E penso. Penso a tante cose. Penso: "perche’ l’uomo ha inventato il coprimaterasso, il copriletto e lo scendiletto, perche’?" E sono domande a cui non so dare risposta. E penso a Valerio, figlio di un uomo importante e famoso, che la sera del suo compleanno aveva cercato di sgozzare padre e madre. Era arrivato da me, ed ero sola in turno come al solito, e lui era accompagnato da due celerini del Beccaria. E penso a quella volta che l’avevo portato al mare e noi due a galleggiare sulla boa ed io che prendendo coraggio gli chiedevo "Ma..al Beccaria?" E lui "Ho conosciuto Erica" "E com’e’?" "Cretinetta". E penso a Bianca, che arrivava dal nord est e a quella volta che ero stata un’ora ad abbracciarla mentre le sue braccia sanguinavano a fiotti di vetri rotti alla finestra. Le avevo tolto i vetri dalle ferite, il suo sangue nelle mie mani, tremavo e l’abbracciavo. Perche’ ti tagli? Un’ora cosi, a tenerla stretta e lei che piangeva, poi l’avevo curata e medicata. E penso a quella volta che l’avevo presa in braccio come una bimba ed ero riuscita ad imboccarla, dopo che da giorni non mangiava. E penso a Fabry, quando era incazzato e distruggeva tutto quello che aveva attorno, a quel suo calcio nella mia figa che mi aveva stesa, a quando lo avevo contenuto per un’ ora a terra e le sue mani che tiravano i miei capelli e la mia collega che cercava di aiutarmi, ma peggiorava la situazione, che a tirarmi i capelli ora erano in due, e una volta arrivata a casa due nimesulide non erano bastati a farmi passare il mal di testa. E penso a Manu, dove sara’ ora? sua madre diceva che era andata fuori di testa dopo aver visto "Ragazze interrotte".. Dove sara’? Penso a quando in ospedale, dopo che aveva mangiato tabacco, ero stata con lei a tenerle la mano durante la lavanda gastrica..

Li chiamano borderline, i miei ragazzini, che mi dicevano sei una di noi. Ero troppo una di loro. Ero borderline anche io, tanto da non farcela a reggere. Questo penso, ora, mente pulisco il water con le cuffiette. 

Quando ad un acuto dolore segue una piu’ acuta fantasia..

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