Di mediocri incontri si vive [Part VI] Sul tram [Part III]
Faccia da educatore
Credevo di aver finito di parlare di tram, invece la saga continua perché ci passo un quarto della vita sopra. E poi, dato che il mio iPod nano da 30 pounds è morto, non posso più ascoltare la musica fino a data da destinarsi, credo il prossimo stipendio di febbraio. E se non ascolto musica, non dormo o non leggo, mi guardo per forza in giro e mi relaziono, diciamo. Stasera, dopo quasi un'ora di viaggio, prendo, per noia, la parola con la mia vicina di sedile, seduta di fronte a me. Mi era piaciuta a pelle, perché nel sedersi, con un largo sorriso piuttosto che una silurata, mi aveva chiesto iNplicitamente di ritirare le mie gambe spaparanzate qui e là, per farle spazio. Quindi, circospetta e un po' randagia, ho provato a condividere con lei la mia rottura di coglioni per l'ora di tragitto, perché, pazienza quando una ne deve cambiare due di tram e di solito quello dopo passa sotto il naso che anche se corre lo perde lo stesso per un nanosecondo, oppure fa ritardo e poi ne arrivano tre insieme. Ma un'ora di percorso sullo stesso tram, cazzo, indipendentemente dal traffico, è un incubo. Scambiamo quindi le prime battute scontate e poi le racconto di lunedì scorso, che al lavoro, nonostante mi trovassi in mezzo al turno di due notti, domenica e lunedì, e quindi ufficialmente esonerata, mi avevano chiesto/pregata di partecipare lo stesso alla riunione del lunedì pomeriggio, il che voleva dire: farmi la notte la domenica, staccare alle sette del lunedì mattina dopo, viaggiare un'ora per rientrare a casa, viaggiare un'altra ora per ritornare in comunità per le 13.30, fare la riunione e la supervisione clinica fino alle 17.00 circa, viaggiare poi un'altra ora per ritornare a casa, e poi alle 21.00 viaggiare un'altra ora per ri-ritornare in comunità per l'altro turno della notte, quello del lunedì sera. Ecco. Quattro ore di viaggio sul tram, che si fa prima ad andare in Toscana per farsi un bagno al mare. Ecco, le stavo spiegando questo che lei mi dice "Sei un educatore, vero? Lo sapevo. Sì, lo sapevo. L'ho capito appena ti ho vista!" "Eh?" le dico, rincoglionita. "Si, hai la faccia da educatore, ti vesti come un educatore, ahhaha, l'ho capito subito, appena seduta" "Eh?" Ridico. E rido. Che devo fare? Rido. E poi mi guardo i vestiti, i vestiti da educatore: pantaloni marron, sciatty e larghi con tasche, costo 5 pounds (ei Simo, come quelli neri, che ora ho buttato via, ma più larghi e con più tasche, :-) tu sai) e poi scarpe da ginnastica, nere, queste più care, che io con le scarpe ci devo viaggiare bene, 40 pounds, marca Vans, leggo ora che scrivo, mai sentita prima." Anche io sono educatore, lavoro al [cut devo mangiare anche io] " prosegue. "E magari con i malati di AIDS" dico io. "Si! Quattro anni ho lavorato con i malati di AIDS, ma ora basta, sono negli uffici". "E il [cut] ora paga gli stipendi?" chiedo io. "Si, ora si. Anche gli educatori devono mangiare, lo so che è squallido pensare ai soldi in mezzo a discorsi di solidarietà sociale, volontariato.." "E si, che bestemmia parlare di stipendi" dico io. "Ora sono puntuali, prima passavano anche 4 mesi..soprattutto per i responsabili.." Sì, sì, lo so, lo so cara compagna di tram e di sfighe, lo so che Don [cut] non pagava gli stipendi, tanto, secondo lui, chi sceglie di lavorare nel sociale, che cazzo gliene frega degli stipendi. [cut] lui però mangia, anche senza stipendio. Noialtri anche no, che banalità che ho scritto. Ma di banalità si vive. E bravo [cut]sei migliorato. Tu, che sei contro tutte le mafie, hai accettato che di stipendi si vive. Ed io ho la faccia da educatore. Non so se ridere o piangere per questo.
Ovvio.
[Scusate i cut, ma anche io devo mangiare. Chi ha letto ha letto..]
La maninaQuesta foto scattata alcuni mesi fa mi fa ridere. E' una faccia strana, ma è la mia. E' una strana espressione, ma è mia. L'ho scattata sul tram, e ora credo sia adeguata al racconto e allora la pubblico, che sul mio blog mica posso pubblicare le foto di Carla Bruni, o della Littizzetto e di paesaggi, no? Pubblico le mie foto, che oramai le pagine senza immagini mi paiono vuote. Questo che sto per raccontare potrebbe essere un argomento di Femminismo a Sud, ma la storia è successa a me, e da me vi tocca sentirla. Oggi, ore 11.00, sul tram 2, sempre lui. Sto andando al lavoro, il mio secondo lavoro. Mica si può sopravvivere con un solo stipendio, vi pare? Siamo o non siamo filoamericani? Comunque, salgo sul tram, posti semivuoti, mi siedo accanto al finestrino. Poco dopo, un uomo di mezza età, credo sui 60 anni si siede accanto a me. Il viaggio prosegue, io ho voglia di dormire ma mi sforzo di non chiudere gli occhi. Silenzio per 15 minuti di viaggio circa, poi un paio di brusche frenate dell'autista. Alla terza frenata mi giro verso il mio vicino di viaggio e gli dico "A volte guidano da cani" Lui sorride e mi dice "Come va?" Trovo la sua risposta un po' strana, ma credo sia una formalità e quindi rispondo che sto andando a lavorare e va come sempre. Intanto sento una presenza sulla mia gamba destra, che per forza di cose, si trova accanto alla sua gamba sinistra. Sento che qualcosa mi tocca, all'altezza..del pube. Insomma, sento che qualcosa sfiora il mio inguine/interno coscia destro. Penso che potrebbe essere la giacca del signore che mi sfiora. Intanto faccio un paio di telefonate ad amici, che mi annoio. Nessuno risponde. Normale. O trovo tutti o nessuno. O mi chiamano tutti insieme o nessuno. E' sempre così. Poco dopo il tocco si fà più pesante, piu' forte. Non può essere la giacca del vicino, cazzo, è altro. Sento che qualcosa mi tocca all'altezza delle mie parti intime. Alzo la mia giacca. E vedo la mano del mio vicino di tram, che traffica sulla mia coscia. "Ma che sta facendo?", gli chiedo ad alta voce, sorpresa, impallidita, impreparata, indifesa, inorridita, sconvolta, rincretinita. Ride. "Niente". Cristo, mi stava toccando. Non so, lo spingo, lo spingo via, che schifo, che schifo. Non si sposta, ride. Mi alzo io e dico "Maiale!!!". Mi alzo, lui no, lui sta li, mi levo dal sedile, un altro uomo prende il mio posto. Dico ad alta voce "Questo maiale mi toccava, mi toccava qui sul tram!!". E' che voglio almeno farlo vergognare. Ma nessuno dice niente, la gente mi guarda, forse pensa io sia pazza. E intanto lui ride, seduto al suo posto, senza scomporsi. Vado avanti, c'è un altro sedile libero, accanto al finestrino, mi siedo. Ma poi mi volto un paio di volte per vedere se lui c'è ancora. E lui è lì seduto, tranquillo, incrocia il mio sguardo e sorride. E il tram va avanti. Io appoggio la testa al finestrino, avrei voglia di prenderlo a schiaffi, di far sapere a tutti, di urlare che questo bastardo mi aveva messo la mano tra le gambe.
E invece guardo fuori dal finestrino. E piango. Poi scendo, tiro su dal naso e suono il campanello, che ho da lavorare.



